Quando la famiglia perde la chiave del rispetto e dell’amore

È passato anche San Valentino, l’abbiamo vissuto di domenica, ci ha offerto un’occasione in più per riflettere sulla vita presente o assente di coppia. Molti l’hanno trascorso nella felicità e nel godimento del rapporto, molti l’hanno vissuto con la delusione nel cuore di essere ancora soli.

Che cosa sta accadendo alle persone? Perché le persone non si amano più?

Perché non riescono a trovare il desiderio e la forza di condividere la vita insieme?

Proviamo a sorvolare il passato recente, al periodo in cui nella società è nata la necessità di promuovere una nuova legge, bypassando tutti i dogmi. La legge del divorzio. È un argomento delicatissimo, una ferita profondissima, possiamo dire indelebile.

Erano anni dove il benessere iniziava ad aumentare sempre più nelle famiglie, cioè iniziava a esserci una maggior liquidità finanziaria, un miglioramento della qualità della vita, il potenziale d’acquisto si espandeva a un numero sempre maggiore di persone, finalmente le famiglie potevano permettersi una vacanza, insomma il benessere si stava mostrando. Nonostante tutto questo, la felicità e l’amore nelle famiglie non aumentava.

Allora la forza di volontà dell’umanità ha reso possibile la realizzazione dell’attuazione della legge sul divorzio. L’apertura delle porte è stata simultanea, i coniugi che non si sopportavano più erano già pronti a fare i conti, a dividere ciò che è “mio”… e a te niente, perché bisogna ottenere il massimo di fronte ad un fallimento. Nel frattempo anche i figli hanno vissuto questi conflitti, conservano anch’essi il ricordo di questi eventi, vissuti nella vergogna familiare, perché negli anni ‘70/’80 il divorzio era visto come un vero e proprio fallimento rivolto a tutti gli elementi della famiglia, figli compresi.  Oggi tale avvenimento è diventato routine, non stupisce quasi nessuno, è quasi una normalità.

Questa non vuole essere una critica alla legge sul divorzio, non vuole proprio essere così, anzi, diciamolo chiaramente, in molte famiglie è stata una vera e propria salvezza, la fine di un teatro degli orrori che è durato fin troppo. Un male che non meriterebbe di esistere. Quando la famiglia perde la chiave del rispetto e dell’amore, il divorzio sembra diventare l’unica via di salvezza.

Ci sarebbe molto da scrivere, perché di esperienze vissute ce ne sono veramente molte, ma il vero scopo di queste righe non è ritornare al passato per ricordare e soffrire nuovamente, il vero scopo è chiedersi perché le famiglie non riescono a rimanere unite, perché non c’è Amore?

Alla base di un rapporto cosa c’è che non funziona?

Perché Tutto diventa irreparabile.

L’unica soluzione che riesce ad emerge è: dividere.

È facile dividere i soldi, la proprietà di una casa, non c’è bisogno di una laurea, ma dividere i sentimenti di un legame vissuto è impossibile. Non si divide nulla nei sentimenti. A ognuno rimangono i propri sentimenti vissuti durante il rapporto di convivenza. A ciascuno i propri ricordi e nessuna esperienza è uguale tra gli individui. Ciascuno ha raccolto ciò che doveva o poteva. Qui possiamo già dire che ogni giudizio esterno è puramente inutile, perché non si possono giudicare le esperienze degli altri, ma solo le proprie.

Quando si giunge alla fine, dove il baccano burocratico e i traslochi finiscono, rimane il vuoto, l’eco dei ricordi, il dolore interiore di una ferita incolmabile per tutti i membri della famiglia. Ognuno vive come meglio può.

C’è chi piange affranto dai sensi di colpa, nell’abbandono, c’è chi è pronto a sotterrare tutto in un battibaleno per dimenticare e non sentire più nessuna parola del passato, oppure con variabili che ci possono veramente stupire. Ma torniamo al punto fondamentale, al motivo nel quale ci troviamo a parlare di separazioni all’interno della famiglia. L’istituzione del divorzio sembrava una panacea, una soluzione valida per rimediare gli errori delle unioni sbagliate, ma questa è solo una visione superficiale. Quando invece entriamo nella profondità dell’argomento, bypassando anche la tempesta familiare, possiamo scorgere che nella profondità di ogni legame le radici erano già morte, o stavano per morire. Che cosa significa questo? Che nell’unione delle persone non c’erano né fertilità, né radicamento nell’Amore. Che cosa può nascere in un rapporto già arido?

Gran poco, pochi frutti, troppo pochi per alimentare la vita di un rapporto. Questo è l’orientamento proficuo per osservare le cause di un fallimento nel rapporto di coppia. Si osservano le radici e via via si sale per osservare se la pianta del rapporto ha vissuto nella luce del sole, diretta o indiretta, oppure è rimasta nell’ombra volutamente o per distrazione, la causa di sofferenza e distruzione. Invece cosa accade… non si vuole entrare nella profondità interiore del rapporto, meno che meno nella profondità di se stessi. Si rimane in superficie, nell’osservazione critica delle colpe, cioè nel piano della distruzione, in ciò che è già distrutto. Si recrimina per anni o forse addirittura per tutta la vita, senza mai trovare pace. L’ottenimento non è un risultato, non sposta l’ago della bilancia nell’equilibrio, perché non si risolve e non si comprende, si procede nell’aumento del disequilibrio interiore. Aumenta il peso della rabbia, il rancore e la frustrazione. Di certo non è la via per liberarsi dalla sofferenza.

Si evince che la soluzione proposta dalla società non ha reso l’individuo libero, bensì lo ha reso ancor più schiavo dei suoi stessi errori, perché nella capacità di ignorare, egli stesso produce nuovo malessere, sotterrandolo e nascondendolo senza libretto delle istruzioni, senza leggere i segreti degli effetti collaterali.

Non siamo qui a recriminare, siamo qui per risolvere e correggere ogni cosa che sentiamo in noi stessi come un male da risolvere, non da masticare in continuazione. La collettività si affida alle leggi dell’uomo, si avvale di esse senza porsi prima la domanda se è giusto o sbagliato, senza chiedersi se esistono altre vie naturali e sane per noi stessi.

Il compito di conoscersi interiormente è immenso. Alcuni credono che un breve periodo di dedizione sia sufficiente, altri scoprono da soli che non è così. Scoprono che le radici di se stessi sono solo dei piccoli filamenti, il grosso del contenuto, della forza, della potenza è ben più grande, perché è contenuto nel Sé, nell’interiorità spirituale.  Provate a immaginare a un immenso server che registra tutto, ogni pensiero, emozione, azione. Un server che non si perde nemmeno una virgola di ciò che siamo, e non è mai in ritardo nel manifestarsi come correttore o ripetitore di ciò che dobbiamo comprendere. È proprio nel server di noi stessi, dove dobbiamo entrare a esplorare e a conoscere in profondità, anche perché nella superficie non si possono vedere le cose chiaramente. Nella profondità ogni riflesso sparisce.

La vita è complessa quando è vissuta col “bastone”, sa essere molto pesante e dolorosa, ma se si trova il coraggio di conoscere se stessi, seguendo i consigli della “carota”, finalmente si può comprendere la vita in ogni aspetto, si può imparare a correggere gli errori, perché la vita terrena è un banco di scuola, sempre aperta a tutte le ripetizioni, a tutti i ripetenti finché s’impara a conoscere se stessi.

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